L’A.E.R.A.D.O. (Associazione Emiliano Romagnola Amici Delle Orchidee) viene fondata il 24/4/78 a Bologna.
Per conoscere la storia di questa associazione, abbiamo intervistato il suo primo presidente, nonché socio fondatore Marco Isani.
“L’A.E.R.A.D.O. è stata ufficializzata nel ’78 ma l’idea era già maturata tempo prima. Tutto nacque da un amicizia con l’ingegner Taglioni (progettista della Ducati).
Ero un appassionato di piante grasse e l’ingegnere ne aveva una collezione eccezionale, circa un migliaio. In mezzo vi erano anche un centinaio di piante d’orchidee. Incominciai a incuriosirmi, a guardare come vivevano e a domandarmi perché vivevano in quel modo. Fu amore a prima vista, mi convertii alle orchidee dedicandogli la stessa passione che fino a quel momento avevo profuso per le piante grasse.
A quell’epoca giravo parecchio come rappresentante e, nei momenti liberi, andavo a visitare le serre e a rintracciare i nomi di altri appassionati.
La collezione ha cominciato a crescere fino al punto di poter fare degli scambi.
Bisognava però conoscere altre persone. Da qui l’idea dell’A.E.R.A.D.O., un gruppo di appassionati tra cui Arturo Ansaloni che incominciò a vendere questo tipo di piante in quel periodo.
A quei tempi comunque non era facile averne. Grazie all’ing. Taglioni conoscemmo il produttore Lecoufle di Parigi e venimmo a sapere che il suo venditore veniva spesso in Italia a rifornire altri appassionati.
Così li trovammo, li conoscemmo e li collegammo tra loro. Il rappresentate di Lecoufle il signor Marongiu ci portò delle piante e nacque l’idea di una mostra.
La prima, molto grande e sfarzosa, fu un successo enorme come presenza di pubblico al punto di dover far intervenire le forze dell’ordine per regolamentare l’affluenza della gente perché si temeva che le sovrastrutture di Palazzo Re Enzo non potessero reggere la presenza di tante persone.
Ma economicamente fu una scelta sbagliata perché l’allestitore ci chiese una cifra enorme come compenso.
Dovemmo autotassarci per poterlo pagare e, visto l’esigenza di rientrare di quel denaro, progettammo subito la prossima mostra. Per tutta una serie di motivi tra cui quello organizzativo, venne decisa di farla biennale.
La seconda edizione, nell’80 fu fatta nella sala grande di Palazzo Re Enzo, sala che, fino a quel momento, non era mai stata concessa per questo tipo di avvenimenti.
E riuscimmo a pareggiare i conti.
Le mostre si susseguirono fino al ’92, poi sono nati dei problemi, ma intanto ci eravamo attrezzati: nacque una sede fissa con tanto di serra presso la Villa Mazzacorati dove si svolgevano dei corsi e le domeniche dei raduni di persone che venivano a vedere le piante. I soci che non avevano più posto per le proprie piante le portarono in serra. Si accumulò così una discreta collezione.
Poi con le mostre ci fermammo per via dei costi proibitivi e mancanza di sponsor che rispondevano a regole che non riuscivamo più a rispettare.
La serra ci venne concessa ci venne concessa nell’84 o nell’86, se non ricordo male. Era in completo abbandono e fu ristrutturata dai soci a forza di braccia e di tempo.
Ci autotassammo per comprare i vetri. Erano particolari: da una parte riflettevano la luce, dall’altra conservavano la temperatura.
La prima volta che furono montati, causa la nostra inesperienza, risultarono in parte applicati al contrario!
Ancora oggi, uno è invertito.
All’epoca presidente del quartiere era Franco Malagrinò, che ci ha aiutato moltissimo aprendoci tutte le strade e dato i vari permessi burocratici per avere la nostra sede.”
La serra, tuttora visitabile tutte le domeniche dalle 10.00 alle 12.30 sarò oggetto nel breve termine a una nuova ristrutturazione
Alessandro Cavazza
Per conoscere la storia di questa associazione, abbiamo intervistato il suo primo presidente, nonché socio fondatore Marco Isani.
“L’A.E.R.A.D.O. è stata ufficializzata nel ’78 ma l’idea era già maturata tempo prima. Tutto nacque da un amicizia con l’ingegner Taglioni (progettista della Ducati).
Ero un appassionato di piante grasse e l’ingegnere ne aveva una collezione eccezionale, circa un migliaio. In mezzo vi erano anche un centinaio di piante d’orchidee. Incominciai a incuriosirmi, a guardare come vivevano e a domandarmi perché vivevano in quel modo. Fu amore a prima vista, mi convertii alle orchidee dedicandogli la stessa passione che fino a quel momento avevo profuso per le piante grasse.
A quell’epoca giravo parecchio come rappresentante e, nei momenti liberi, andavo a visitare le serre e a rintracciare i nomi di altri appassionati.
La collezione ha cominciato a crescere fino al punto di poter fare degli scambi.
Bisognava però conoscere altre persone. Da qui l’idea dell’A.E.R.A.D.O., un gruppo di appassionati tra cui Arturo Ansaloni che incominciò a vendere questo tipo di piante in quel periodo.
A quei tempi comunque non era facile averne. Grazie all’ing. Taglioni conoscemmo il produttore Lecoufle di Parigi e venimmo a sapere che il suo venditore veniva spesso in Italia a rifornire altri appassionati.
Così li trovammo, li conoscemmo e li collegammo tra loro. Il rappresentate di Lecoufle il signor Marongiu ci portò delle piante e nacque l’idea di una mostra.
La prima, molto grande e sfarzosa, fu un successo enorme come presenza di pubblico al punto di dover far intervenire le forze dell’ordine per regolamentare l’affluenza della gente perché si temeva che le sovrastrutture di Palazzo Re Enzo non potessero reggere la presenza di tante persone.
Ma economicamente fu una scelta sbagliata perché l’allestitore ci chiese una cifra enorme come compenso.
Dovemmo autotassarci per poterlo pagare e, visto l’esigenza di rientrare di quel denaro, progettammo subito la prossima mostra. Per tutta una serie di motivi tra cui quello organizzativo, venne decisa di farla biennale.
La seconda edizione, nell’80 fu fatta nella sala grande di Palazzo Re Enzo, sala che, fino a quel momento, non era mai stata concessa per questo tipo di avvenimenti.
E riuscimmo a pareggiare i conti.
Le mostre si susseguirono fino al ’92, poi sono nati dei problemi, ma intanto ci eravamo attrezzati: nacque una sede fissa con tanto di serra presso la Villa Mazzacorati dove si svolgevano dei corsi e le domeniche dei raduni di persone che venivano a vedere le piante. I soci che non avevano più posto per le proprie piante le portarono in serra. Si accumulò così una discreta collezione.
Poi con le mostre ci fermammo per via dei costi proibitivi e mancanza di sponsor che rispondevano a regole che non riuscivamo più a rispettare.
La serra ci venne concessa ci venne concessa nell’84 o nell’86, se non ricordo male. Era in completo abbandono e fu ristrutturata dai soci a forza di braccia e di tempo.
Ci autotassammo per comprare i vetri. Erano particolari: da una parte riflettevano la luce, dall’altra conservavano la temperatura.
La prima volta che furono montati, causa la nostra inesperienza, risultarono in parte applicati al contrario!
Ancora oggi, uno è invertito.
All’epoca presidente del quartiere era Franco Malagrinò, che ci ha aiutato moltissimo aprendoci tutte le strade e dato i vari permessi burocratici per avere la nostra sede.”
La serra, tuttora visitabile tutte le domeniche dalle 10.00 alle 12.30 sarò oggetto nel breve termine a una nuova ristrutturazione
Alessandro Cavazza
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